feb
9
2010

Katie da quando aveva 8 anni è tormentata da una presenza demoniaca che la spaventa nel buio della notte. Quando ormai adulta va a vivere con Micah il suo ragazzo le visite del demone diventano più insistenti. Micah decide di riprendere le “attività paranormali” con una videocamera per capire cosa tormenta la ragazza. Il film è un montaggio dei video amatoriali fatti da Micah nel tentativo di riprendere le “presenze”. Come nella migliore delle tradizioni tutto procede in un crescendo di manifestazioni demoniache: da qualche strano rumore a movimenti di oggetti per finire con vere scene di angoscia e violenza.
Il tutto si svolge secondo il solito approccio “cowboy” del film americano medio. Della serie: “C’ho il demone in casa?… Che problema c’è, non chiamo l’esorcista, lo combatto da solo perchè io sono più forte!”. Insomma la solita epica della frontiera in ambito domestico e paranormale. Colpi di scena? Nessuno, tutti brividi assolutamente prevedibili.
Alessandra Mussolini sta proponendo di vietare il film ai minori di 18 anni. Si, la stessa persona che ha fatto della volgarità un arma politica e di consenso. Ah!… Pare sia presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia!
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dic
17
2009

Quello che ho preferito del film “Los abrazos rotos” di Pedro Almodóvar.
La prima inquadratura in cui, riflesso nelle pupille di una ragazza, vediamo per la prima volta Mateo.
La scena in cui Mateo poggia le mani sullo schermo televisivo nel tentativo di oltrepassarlo e di cogliere gli ultimi istanti della vita di Lena, ripresi amatorialmente. L’inquadratura delle mani di Mateo e, sullo sfondo, il video sgranato in cui Lena lo bacia per l’ultima volta prima di morire.
La presenza forte quasi aggressiva delle scenografie, utilizzate per caricare e amplificare gli stati d’animo dei personaggi (l’utilizzo dei quadri pop raffiguranti ora pistole ora coltelli nei momenti di maggior tensione).
Il finale con l’iris sfumato che si chiude sui volti dei tre protagonisti, uno accanto all’altro in sala editing.
Il film di Almodovar è fatto di sentimenti semplici e di piccole rivelazioni. Un film onesto, di grande artigianato, diretto con cura e immutata passione.
Perchè al cinema ogni storia vale sempre tanto da essere raccontata.
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dic
9
2009
Le domande sono sempre le stesse: qual’è il senso della vita? Che ci facciamo qui e soprattutto, se nulla ha senso perchè comunque ci ostiniamo e ci affatichiamo a vivere? Nessuna risposta come al solito ma un film che scruta nella vita di un povero professore “inetto” alle prese con una spirale di eventi drammatici e grotteschi che gli rendono la vita impossibile.
Il caos della vita è al centro della parabola dei fratelli Cohen. Un caos dominato da un dio capriccioso e vendicativo che si diverte a tormentare la vita del povero professore senza nessun motivo evidente.
L’apertura e la chiusura del film son assolutamente spiazzanti e rimuovono da quello che si trova in mezzo ogni possibile intento di spiegazione razionale.
Il nulla è il tutto, la vita è sofferenza e ogni tentativo di dare un senso agli eventi è vano e anzi porta l’uomo ad un ulteriore carico di dolore e incomprensione.
Un film duro e ironico da non perdere.
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nov
9
2009

Il film di Michael Moore è proprio bello. La tesi è forte, proposta senza esitazione e con grande semplicità. Tutto nel documentario è esposto con grande semplicità, le interviste, le sequenze di montaggio, i filmati d’epoca. E’ sicuramente una conferma metodologica di quello che da sempre è il nucleo stilistico del lavoro di ogni regista/autore: l’attività di sottrazione logica, tematica e formale dal corpus dell’opera. Fino a che punto è possibile spingersi per accorciare con successo la distanza tra l’opera e la comprensione di questa presso il suo pubblico. A prescindere dal condividere o no le tesi del regista, il suo approccio è sempre disarmante. La sequenza del padre del regista davanti alla ex fabbrica della GM, ora ridotta ad una spianata di terra, dura pochi istanti ma ha la potenza di un macigno. E ancora, il racconto delle assicurazioni fatte dalle aziende sulla morte dei dipendenti e a insaputa di questi ultimi, atroce e grottesco e al tempo stesso, genera un effetto di straniamento per il ritegno e la compassione con cui è riportato. In ultimo, con la riproposizione dello storico discorso in cui Roosevelt presenta la carta dei diritti dei lavoratori, il film raggiunge l’apice del suo intento morale e della sottrazione formale. Se una lacrima non scende gli occhi sono comunque lucidi.
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