Happy Family
Il nuovo film di Gabriele Salvatores è un racconto divertente che strizza l’occhio a Pirandello e a Woody Allen. Sei personaggi in cerca d’autore tra le ansie e le nevrosi dei nostri giorni. Ci sono anche tutti i temi (e i protagonisti) classici della “poetica” di Salvatores: l’escapismo, le canne, l’amicizia tra persone di classi sociali diverse, il cambiamento, ecc. Un film semplice, senza pretese ma comunque onesto e recitato discretamente.
Posted from Rome, Lazio, Italy.
Le Concert
Il film di Radu Mihaileanu con la bellissima Mélanie Laurent è un film riuscito. Una commedia nel senso vero del termine dove la scrittura, il ritmo narrativo, il montaggio e la recitazione concorrono unitamente e senza stacchi formali al suo successo di sala. Sicuramente la carica grottesca a volte è troppo enfatizzata con l’effetto di ottenere una semplificazione eccessiva delle dinamiche drammatiche ma il risultato è comunque sempre molto godibile e divertente. La musica di Čajkovskij, il concerto per violino, fa da contrappunto perfetto alle leggerezze della commedia e dove la caduta comica è troppo evidente riequilibra e armonizza l’insieme.
Usciti dal cinema avrete sicuramente voglia di ascoltare un po’ di musica classica.
Attività paranormali
Katie da quando aveva 8 anni è tormentata da una presenza demoniaca che la spaventa nel buio della notte. Quando ormai adulta va a vivere con Micah il suo ragazzo le visite del demone diventano più insistenti. Micah decide di riprendere le “attività paranormali” con una videocamera per capire cosa tormenta la ragazza. Il film è un montaggio dei video amatoriali fatti da Micah nel tentativo di riprendere le “presenze”. Come nella migliore delle tradizioni tutto procede in un crescendo di manifestazioni demoniache: da qualche strano rumore a movimenti di oggetti per finire con vere scene di angoscia e violenza.
Il tutto si svolge secondo il solito approccio “cowboy” del film americano medio. Della serie: “C’ho il demone in casa?… Che problema c’è, non chiamo l’esorcista, lo combatto da solo perchè io sono più forte!”. Insomma la solita epica della frontiera in ambito domestico e paranormale. Colpi di scena? Nessuno, tutti brividi assolutamente prevedibili.
Alessandra Mussolini sta proponendo di vietare il film ai minori di 18 anni. Si, la stessa persona che ha fatto della volgarità un arma politica e di consenso. Ah!… Pare sia presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia!
Los abrazos rotos
Quello che ho preferito del film “Los abrazos rotos” di Pedro Almodóvar.
La prima inquadratura in cui, riflesso nelle pupille di una ragazza, vediamo per la prima volta Mateo.
La scena in cui Mateo poggia le mani sullo schermo televisivo nel tentativo di oltrepassarlo e di cogliere gli ultimi istanti della vita di Lena, ripresi amatorialmente. L’inquadratura delle mani di Mateo e, sullo sfondo, il video sgranato in cui Lena lo bacia per l’ultima volta prima di morire.
La presenza forte quasi aggressiva delle scenografie, utilizzate per caricare e amplificare gli stati d’animo dei personaggi (l’utilizzo dei quadri pop raffiguranti ora pistole ora coltelli nei momenti di maggior tensione).
Il finale con l’iris sfumato che si chiude sui volti dei tre protagonisti, uno accanto all’altro in sala editing.
Il film di Almodovar è fatto di sentimenti semplici e di piccole rivelazioni. Un film onesto, di grande artigianato, diretto con cura e immutata passione.
Perchè al cinema ogni storia vale sempre tanto da essere raccontata.
A serious man
Le domande sono sempre le stesse: qual’è il senso della vita? Che ci facciamo qui e soprattutto, se nulla ha senso perchè comunque ci ostiniamo e ci affatichiamo a vivere? Nessuna risposta come al solito ma un film che scruta nella vita di un povero professore “inetto” alle prese con una spirale di eventi drammatici e grotteschi che gli rendono la vita impossibile.
Il caos della vita è al centro della parabola dei fratelli Cohen. Un caos dominato da un dio capriccioso e vendicativo che si diverte a tormentare la vita del povero professore senza nessun motivo evidente.
L’apertura e la chiusura del film son assolutamente spiazzanti e rimuovono da quello che si trova in mezzo ogni possibile intento di spiegazione razionale.
Il nulla è il tutto, la vita è sofferenza e ogni tentativo di dare un senso agli eventi è vano e anzi porta l’uomo ad un ulteriore carico di dolore e incomprensione.
Un film duro e ironico da non perdere.









